Perugia–Bra: guida all’avversario. Neopromossa in esilio, 3-5-2 operaio e pari al 102’ all’andata

Il Perugia torna al Curi per affrontare il Bra, matricola piemontese che sta vivendo un ritorno tra i professionisti carico di sfide e orgoglio. I giallorossi di mister Fabio Nisticò, costretti a emigrare lontano dai propri tifosi per disputare le gare casalinghe, hanno fin qui mostrato spirito battagliero e un’identità ben definita: un solido 3-5-2 tutto corsa, sacrificio e compattezza difensiva.

La partita di andata a Sestri Levante fu un’autentica battaglia sportiva, con il Bra avanti due volte e raggiunto dal Perugia solo al 102’ su rigore.

In vista della sfida di ritorno, ecco l’identikit completo dei braidesi: dalla storia centenaria ai protagonisti attuali, dal cammino in campionato ai precedenti – per capire dove si potrà decidere il match di domenica.

Calcio d’inizio Domenica 11 gennaio 2026 alle ore 17:30, Stadio Renato Curi di Perugia.


Chi è il Bra: giallorossi, Madonna dei Fiori e ritorno in C

L’Associazione Calcio Bra affonda le radici nel cuore delle Langhe piemontesi: viene fondata nel 1913 (come Unione Sportiva Braidese) e già negli anni ’20 gioca nel campo di Madonna dei Fiori, inaugurato nel 1926 con un’amichevole contro il Torino.

Nel 1937 assume la denominazione attuale e dopo la pausa bellica, nel 1946, viene ammessa in Serie C dove rimane per due stagioni. Dopo decenni di dilettantismo si affaccia per una stagione (2013/2014) in Lega Pro Seconda Divisione.

I giallorossi tornano nel professionismo il 13 aprile 2025, vincendo la Serie D con tre giornate d’anticipo e colorando l’intera città di Bra di entusiasmo e orgoglio comunitario.

Il presidente Giacomo Germanetti, imprenditore locale, guida il club da ben 18 anni ed è stato artefice di un progetto sostenibile e radicato nel territorio. Oggi il Bra rappresenta la quinta realtà calcistica professionistica del Piemonte – dopo Juventus, Torino, Novara e Pro Vercelli – un traguardo significativo per una comunità di circa 30 mila abitanti.

Il cammino nella Serie C 2025/26 non è è privo di ostacoli extra-calcistici: lo storico stadio braidese “Attilio Bravi” (soprannominato ancora Madonna dei Fiori), pur ammodernato e intitolato nel 2014 a un dirigente del club, non soddisfa gli standard richiesti.

La società ha dovuto così prendere una decisione dolorosa: disputare le gare interne a 200 km di distanza, sul terreno sintetico dello Stadio Giuseppe Sivori di Sestri Levante, in Liguria.

Questo “esilio” forzato comporta costi ingenti (circa 12 mila euro a partita in spese di affitto impianto, trasporti e logistica) e priva i giocatori del calore del proprio pubblico.

Nonostante ciò, i tifosi organizzati del Bra Front – attivi dal 1987 – non hanno fatto mancare sostegno e colore, trasformando ogni partita in una prova d’amore verso i colori giallorossi.


Il momento in campionato 2025/26: classifica e numeri

La neopromossa piemontese sta lottando con determinazione per mantenere la categoria. Al giro di boa del campionato il Bra occupa il 17º posto in classifica con 16 punti, frutto di 3 vittorie, 7 pareggi e 9 sconfitte (20 gol fatti, 29 subiti).

I ragazzi di Nisticò hanno chiuso il girone d’andata al quartultimo posto – appaiati proprio al Perugia – ma a soli tre punti dalla salvezza diretta, segno di una lotta serrata nelle zone basse.

L’avvio di stagione è stato comprensibilmente difficile: dopo la sconfitta di misura all’esordio (0-1 a San Benedetto del Tronto) e il pareggio-beffa contro il Grifo, il Bra ha dovuto attendere fine settembre per festeggiare la prima vittoria (2-1 in rimonta al Guidonia con doppietta allo scadere di Sinani).

In trasferta i piemontesi hanno fatto solamente 2 punti, i pareggi con Forlì (1-1) e Pianese (2-2), e realizzato 6 reti (delle 20 totali).

L’unico successo esterno sul Rimini (2-1) ad inizio novembre, poi annullato dall’esclusione dei romagnoli dal torneo.

Nelle ultime 6 gare sono stati 5 i risultati utili. In mezzo la sconfitta a Terni a metà dicembre, che è anche l’ultima partita esterna. In casa sono arrivati poi due pareggi con Juventus Next Gen (1-1) e Sambenedettese (2-2).

Il Bra ha in trasferta grandi difficoltà. Dei due punti conquistati, l’ultimo risale a novembre a Forlì. Nella classifiche per partite in trasferta è ultima, mentre per partite in casa a metà classifica.

Eppure anche le partite “casalinghe” sono giocate a 200 km di distanza, segno che soffre le squadre che giocano davanti al proprio pubblico. Determinante quindi la spinta del Curi.

L’organico giovane paga qualche ingenuità nella gestione dei momenti chiave: lo stesso Nisticò ha sottolineato la necessità di “alzare il peso specifico” in certe fasi di gara per non farsi sfuggire punti preziosi. Emblematici in tal senso alcuni finali amari, come il gol incassato al 97’ contro il Perugia o il blackout nel finale a Ravenna.

Sia segnati che subiti, nelle partite del Bra, una grande incidenza di gol arriva  negli ultimi minuti di gara.

«L’obiettivo è mantenere la categoria, possibilmente evitando i playout: sarà dura, ma ci proveremo con tutte le nostre forze», ha ribadito il patron Germanetti a inizio anno. La sfida del Curi, contro una diretta concorrente, è dunque cruciale per continuare a muovere la classifica e alimentare la fiducia.


Nisticò: pragmatismo, gruppo e 3-5-2

Tra i protagonisti della stagione del Bra c’è senza dubbio Fabio Nisticò, l’allenatore artefice della promozione e dell’identità attuale della squadra.

Nato il 25 luglio 1975, è tecnico navigato del calcio piemontese: in carriera ha guidato diverse piazze tra Serie D ed Eccellenza, accumulando esperienza e reputazione. Con il Bra ha compiuto l’opera più brillante, conquistando la Serie C al termine di un campionato dominato sin dalle prime giornate.

Lo scorso giugno Nisticò ha ricevuto a Roma il premio nazionale “D Club” come miglior allenatore della Serie D 2024/25, assegnato da Corriere dello Sport e Tuttosport.

Dal punto di vista tecnico-tattico, incarna il pragmatismo e la cura dei dettagli. Studia attentamente gli avversari e prepara piani partita mirati.

Il suo Bra è schierato prevalentemente con un 3-5-2 compatto, difendendo anche a 5 e ripartenze veloci con spinta degli esterni: nella trionfale stagione scorsa la squadra viaggiava a una media di quasi 2 gol segnati a partita e meno di uno subito.

«Il segreto è la forza del gruppo, più che delle individualità», questo il mantra di Nisticò, che lavora molto sull’unione dello spogliatoio e sulla mentalità. Non a caso nello staff braidese è stato inserito anche un mental coach.

Il mister chiede ai suoi intensità e concentrazione: «In ogni gara dobbiamo mettere in campo tutto ciò che abbiamo per cercare di fare punti e muovere la classifica», ha dichiarato alla vigilia dell’esordio casalingo.

La sua impronta si vede nella tenuta caratteriale della squadra, che non molla mai fino al triplice fischio.


Rosa 2025/26: talenti in prestito e veterani di categoria

Alla corte di mister Nisticò c’è un gruppo eterogeneo. A valore rosa, 2,95 mln di Euro, sono ultimi del girone B. Ma la più numerosa: 34 giocatori con una media età di quasi 23 anni.

In porta due portieri che hanno giocato esattamente gli stessi minuti fin qui (900). Il classe 2005 Franzini, scuola Bologna e #1 sulle spalle con 13 gol incassati. Il diciannovenne Renzetti, in prestito dalla Lazio e #22 con 16 gol incassati.

Il reparto difensivo è impostato a tre e poggia su un mix di gioventù e mestiere. Il perno della retroguardia è De Santis (28 anni, #31), difensore centrale formatosi nella Roma e con trascorsi in B, arrivato in estate a Bra per dare esperienza al reparto. Al suo fianco agiscono solitamente il 25enne Cannistrà (ex Novara, #4) e il 23enne Sganzerla (#6), prodotto del vivaio interregionale e già colonna braidese dalla Serie D. In alternativa c’è il promettente Rottensteiner, italo-austriaco di 20 anni prestato dal Südtirol, che si è fatto trovare pronto segnando anche un gol su palla inattiva.

Sugli esterni di centrocampo, fondamentali nel 3-5-2 di Nisticò, il Bra può contare su due “stantuffi” instancabili. A destra gioca il 21enne Pio Cucciniello #72, cursore scuola Entella dotato di corsa e cross, mentre a sinistra spinge Pautassi, 30 anni, uno dei veterani del gruppo (ex Alessandria e Mantova). Pautassi è il giocatore più esperto in rosa, ha contribuito con 3 assist, ma risulta infortunato per la gara di domenica.

I due esterni titolari garantiscono ampiezza e copertura: Cucciniello ha anche sfiorato il gol su punizione in più occasioni. In alternativa a Pautassi il duttile Morleo (#20, classe 2005 in prestito dal Catanzaro) che all’occorrenza può presidiare la fascia mancina.

Nel cuore del centrocampo, il Bra schiera un motore dinamico con un mix di qualità e agonismo. Il mediano davanti alla difesa è spesso Brambilla (24 anni, ex Cremonese), giocatore di quantità ma anche capace di imbucate precise: è lui a dettare i tempi in mezzo. Per domenica risulta infortunato.

Ai suoi lati ruotano diverse mezzali: Tuzza (#8, anni 27), cuore di capitano e tanta esperienza in D, è l’equilibratore della mediana; Lionetti (#14, anni 27) che ha firmato il momentaneo vantaggio contro il Pineto, vanificato poi dalle due reti subite negli ultimi 10 minuti di partita.

Non va dimenticato poi il talento di La Marca (#47, 22 anni), trequartista brevilineo che Nisticò utilizza come mezzala offensiva o seconda punta: suo il gol del momentaneo 2-1 al Grifo a fine agosto e un altro sigillo importante contro il Campobasso. Potrebbe rimpiazzare lui Brambilla in caso di mancato recupero del centrocampista titolare.

In attacco il Bra ha cambi di passo interessanti e buone alternative. Il riferimento avanzato più costante è Sinani (#11), 26 anni, attaccante di origine kosovara dal fisico imponente: arrivato a parametro zero dopo una carriera nelle serie minori e giovanili nel Milan, Sinani ha sin qui ripagato la fiducia con 5 gol e diverse prestazioni di sostanza, risultando decisivo ad esempio con la doppietta al 92′ e 95′ sul Guidonia.

Al suo fianco Nisticò alterna due profili complementari: Minaj (#21, 24 anni), brevilineo di scuola greca-albanese, rapido e tecnico, seconda punta che ha portato 2 gol e 3 assist (in rete all’andata contro il Perugia); e Baldini (#92, 29 anni), il giocatore più noto e dal curriculum importante (ex Pro Vercelli, con esperienze in B), arrivato svincolato dal Lumezzane. Baldini ha aggiunto esperienza e qualità al reparto offensivo: rigorista designato, ha già portato 5 gol e 2 assist (suo il penalty del pareggio con la Sambenedettese al 98’ e determinante sul 2-2 esterno con la Pianese) e rappresenta una minaccia costante sui calci piazzati.

Da non dimenticare il 20enne Di Biase (#9), arrivato in prestito dalla Juventus Next Gen: attaccante seconda punta di movimento, ha siglato anche lui 2 reti.

Il reparto offensivo braidese non ha una star assoluta ma tanti elementi intercambiabili.

Formazione tipo (3-5-2): Renzetti; De Santis, Sganzerla, Cannistrà; Cucciniello, Brambilla (La Marca), Tuzza, Maressa, Morleo (Pautassi); Sinani, Baldini (Minaj).


Precedenti col Perugia: prima volta da brividi

Quella tra Bra e Perugia è una sfida inedita nel panorama calcistico: prima di questa stagione i due club non si erano mai incontrati in gare ufficiali.

L’andata, disputata lo scorso 30 agosto a Sestri Levante, è stata dunque il primo incrocio storico e non ha deluso le attese in quanto a emozioni. Davanti a circa 350 spettatori, i neopromossi braidesi hanno tenuto testa al blasonato Grifo, costringendolo a un 2-2 rocambolesco.

La partita si è subito incanalata sui binari dell’equilibrio e dell’intensità: dopo un inizio combattuto, anche un palo di Tumbarello, il Bra ha trovato il vantaggio nel recupero del primo tempo. Una zampata di Minaj su mischia da calcio d’angolo.

Al 48’ il Perugia ha pareggiato con un tiro di Giunti deviato in rete. L’episodio chiave è arrivato poco dopo, al 53’ Nwanege si è fatto espellere per un brutto fallo (sanzionato grazie al supporto del VAR), lasciando gli umbri in dieci uomini.

Forte della superiorità numerica, il Bra ha ripreso coraggio e al 63’ è tornato avanti con un gran gol dalla distanza del neoentrato Mattia La Marca, complice una distrazione della retroguardia perugina. Sul 2-1 i piemontesi hanno sfiorato più volte il colpo del KO – clamorosa l’occasione divorata da Cucciniello all’84’.

Nel finale convulso, il destino ha presentato il conto: al 90+12’ (complice un recupero extralarge per verifiche VAR) un contatto in area tra Sganzerla e un attaccante perugino ha indotto l’arbitro Rispoli ad assegnare un rigore al Perugia. Dal dischetto Ogunseye ha trasformato spiazzando Franzini e gelando il Bra proprio all’ultimo respiro.

Un epilogo beffardo: «Avevamo avuto anche le occasioni per il 3-1, ma nel calcio certe situazioni si pagano… Se prendi un gol al 97’ resta l’amaro in bocca» ha commentato Nisticò a fine gara, mescolando rammarico e orgoglio per la prestazione offerta.

In conferenza stampa non cerca alibi: «Il Perugia me lo aspettavo così… ha lavorato molto sugli uno contro uno» – ma allo stesso tempo mantiene il focus sui suoi: «Non conto i punti ma le prestazioni, perché il Bra deve acquisire autostima e credere in sé senza guardare la classifica».

Il ritorno al Curi

Il 2-2 dell’andata resta dunque l’unico precedente tra Bra e Perugia, e farà da riferimento emotivo anche in vista della sfida di ritorno. Per il Bra c’è la consapevolezza di aver messo in difficoltà il Grifo sul piano del gioco – «Abbiamo dato tutto contro una squadra dal blasone incredibile» ha sottolineato Nisticò dopo quel match e la convinzione di potersela giocare di nuovo a viso aperto.

Dall’altro lato, quel pareggio acciuffato in extremis ha insegnato al Perugia a non sottovalutare l’entusiasmo e l’organizzazione dei giallorossi.

Al Curi sarà una partita diversa, ma i temi tattici e caratteriali potrebbero ricalcare l’andata: il Bra cercherà di restare corto e aggressivo, provando a colpire in velocità e sulle palle inattive, mentre il Perugia dovrà imporre qualità ed esperienza per evitare un altro finale thrilling.

Mister Nisticò, reduce dal buon pareggio alla ripresa contro la Sambenedettese, ha chiesto ai suoi massima concentrazione: «Veniamo da due risultati utili, ma guai a rilassarci: a Perugia ci aspetta una battaglia, dovremo essere perfetti in entrambe le fasi», avrebbe confidato ai media locali.

Dal fronte societario, il presidente Germanetti ha rinnovato la fiducia nel gruppo ed esortato la squadra a crederci fino in fondo: «Abbiamo le carte in regola per salvarci. Servirà il Bra migliore: quello visto nelle ultime partite può giocarsela con tutti».


Perugia Bra manifesto vintage Bar Sport Perugia

Fonti

  • Transfermarkt
  • La Stampa
  • Calcio Grifo
  • UmbriaON
  • Perugia 2005 News
  • Wikipedia
  • notiziariocalcio
  • lavocedialba
  • campobasso.iamcalcio

Perugia a Guidonia: identikit della sorpresa laziale e le chiavi tattiche del match

Il Perugia apre il 2026 con una trasferta che vale tanto, non solo per la classifica ma per la misura del momento: a Guidonia Montecelio il Grifo trova una squadra che, da neopromossa, si è già ritagliata un profilo da categoria. Pochi fronzoli, tanta organizzazione, un’identità riconoscibile e con una classifica che – a metà stagione – racconta una sorpresa concreta, non casuale.


Guidonia Montecelio: città “doppia” alle porte di Roma

Guidonia Montecelio è un comune del Lazio nell’area metropolitana di Roma, a ridosso di Tivoli: una realtà di cintura romana con una natura “doppia”. Guidonia è la parte più moderna, cresciuta soprattutto nel Novecento; Montecelio è il nucleo più antico, collinare, con un’impronta da borgo storico. Il comune nasce nel 1937 dall’unificazione delle due anime. Il nome “Guidonia” richiama l’aviatore Alessandro Guidoni e la zona è legata da decenni anche a presenze e infrastrutture aeronautiche. Intorno, il territorio alterna urbanizzazione e aree verdi, con la zona dell’Inviolata come grande cuscinetto naturale.

Il club oggi si chiama Guidonia Montecelio 1937 FC, “1937” richiama l’anno di istituzione del comune unificato. I colori adottati dopo il trasferimento della sede sono blu, rosso e giallo (richiamo al gonfalone cittadino).

Questa denominazione nasce dalla stagione 2024-2025, quando il Club si stabilisce definitivamente nel comune di Guidonia Montecelio sede dell’azienda di GDO Maury’s del patron Mauro Fusano. Da non confondersi con l’originaria squadra locale, l’ACD Guidonia che milita in Prima Categoria.

Le origini della squadra partono dal 1968 come Società Sportiva Monterosi di Monterosi in provincia di Viterbo. Approda nel professionismo (Serie C) per la prima volta nel 2021 con il nome Monterosi Tuscia Football Club, dopo una serie di ridenominazioni e fusioni con club limitrofi.

Negli ultimi anni è stata una squadra girovaga: le partite casalinghe sono state giocate a Viterbo, Pontedera, di nuovo Viterbo e poi Teramo a 200 km dalla sede del Club. Mancati accordi con il comune di Viterbo per l’uso dell’impianto sportivo e impossibilità di manutenzione e ristrutturazione dello stadio Marcello Martoni del Comune di Monterosi, portano la società a trasferirsi a Guidonia Montecelio. Il Club ottiene dal comune la gestione dello stadio comunale ed investe quasi 3 milioni di euro per l’adeguamento, cambiando il proprio nome alla definizione attuale e staccando ogni legame con Monterosi.


Lo stadio della “Città dell’Aria”, numeri casalinghi stretti

Si gioca allo Stadio Comunale della Città dell’Aria, impianto comunale su sintetico: un campo che spesso accorcia le partite e premia chi è organizzato nelle distanze.

È uno stadio a pochi metri dal centro e da piazza Matteotti, dove si trova il Municipio. Ha una capienza di 2.900 posti, impianto con due tribune (una principale parzialmente coperta e una dedicata ospiti), da inizio stagione aggiunta una nuova curva.

Originariamente fu inaugurato negli anni ‘50 e soggetto a varie modifiche ed adeguamenti, ed è dal 2024 che ospita le partite casalinghe del Guidonia Montecelio 1937 FC.

Nell’ultima gara casalinga prima di Natale atmosfera di provincia, con coreografia iniziale condotta dai gruppi Gradinata Guidoni e Unione Tifosi, e dono del panettone a tutti i bambini da parte del gruppo Avanguardia.

In auto Guidonia Montecelio – Perugia distano circa 165 km.

Numeri interni 2025/26:

  • Media spettatori in casa: 1.071
  • Record presenze: 2.175 in Guidonia–Campobasso 0-0
  • Gol fatti/subiti in casa: 5 fatti, 5 subiti (8 gare interne)
  • 2 vittorie 4 nulle 2 sconfitte
  • Miglior vittoria (casa): 2-0 al Pontedera
  • Sconfitta peggiore (in casa): 0-2 col Pineto

Il Guidonia in casa non fa valanghe di gol, ma concede poco e tiene le gare sul filo. Per il Perugia è una partita da “attenzione ai dettagli” più che da assalto disordinato.

In casa il Guidonia rende meno che in trasferta: media punti di 1,25 contro la media di 1,70 esterna.


Il momento 2025/26: non una neopromossa qualunque

Il Guidonia ha costruito la sua stagione su un concetto semplice: rimanere sempre dentro la partita. Pochi gol segnati, ancora meno concessi, e una capacità notevole di portare molte gare nella zona grigia dei dettagli (episodi, seconde palle, piazzati, transizioni). Concetto che ha reso molto di più in trasferta.

Non è una squadra che vince perché si inventa qualcosa ogni domenica: vince (o non perde) perché ripete meccanismi chiari e riduce i rischi.

Sesto in classifica dopo 18 gare valide, il bilancio complessivo è di 7 vittorie, 6 pareggi, 5 sconfitte con 15 gol fatti e 12 subiti (media 1,42 punti a partita). Squadra meno prolifica del Perugia, ma che ha subito meno della metà dei gol degli umbri.

Un dato particolare ed utile alla trasferta dei Grifoni: il rendimento in casa. Nella classifica fuori casa il Club laziale risulta 3°, mentre nella classifica casalinga è addirittura 15°. Sotto il Perugia di un punto nel confronto per match casalinghi.

In trasferta ha segnato il doppio dei gol casalinghi, 10 dei 15 complessivi, e ne ha subiti 7. Come già citato viaggia ad una media esterna di 1,70 punti con 5 vittorie 2 nulle e 3 sconfitte. In casa 2 vittorie, 4 nulle e 2 sconfitte per una media punti di 1,25.


Ginestra e l’identità: 3-5-2, densità centrale, quinti determinanti

Il Guidonia di Ciro Ginestra ha un marchio riconoscibile: 3-5-2. Squadra compatta, densità in mezzo, esterni che danno ampiezza e una gestione molto pratica delle fasi. Comanda la ricerca degli esterni e duelli funzionali, piuttosto che lo spettacolo.

È un sistema che, anche secondo letture di settore, il gruppo interpreta con convinzione. Soprattutto per solidità e organizzazione.

È una squadra che tende a:

  • chiudere il corridoio centrale,
  • portare la palla sulle corsie,
  • cercare cross e seconde palle,
  • vivere bene le gare bloccate.

La rosa rossoblù: minutaggi, ruoli, numeri

La rosa è composta da 27 giocatori, età media 25,2; gli stranieri soltanto 1.

Portieri: alternanza reale

  • Giovanni Stellato: 10 presenze, 900’
  • Gianluca Mazzi: 9 presenze, 810’

Non c’è un titolare blindato: è una gestione a due, che può dipendere da momento e scelta tecnica.

Difesa: esperienza e minutaggi alti

  • Stefano Esempio (26) – Centrale con 18 presenze per 1.620 minuti è tra i più utilizzati. Affidabile e continuo.
  • Andrea Cristini (31) – Centrale, ex Trapani: 18 presenze, 1.613 minuti. Pilastro per letture e duelli. Esperienza.
  • Mulè (26) – centrale ex-Avellino è stato molto dentro (17 presenze, 1.061 minuti) ma al momento risulta infortunato.

Quinti/Esterni: se il Guidonia gira, spesso gira da qui: ampiezza, ritmo, cross e rientri.

  • Davide Zappella (27) – Esterno di destra (ex Arezzo): 18 presenze, 1.490 minuti, 1 gol. Giocatore a tutta fascia.
  • Andrea Errico (27) – Esterno di sinistra: 17 presenze, 1.413 minuti. Buona fase difensiva con diagonali e chiusure.

Centrocampo: Santoro perno, mezzali di gamba

  • Salvatore Santoro (26) – Mediano (ex Arezzo): 18 presenze, 1.583 minuti. Schermo davanti la difesa e gestione gioco.
  • Simone Tascone (28) – Centrocampista (ex Foggia): 14 presenze, 1.030 minuti; farà attenzione, è tra i diffidati.
  • Valerio Mastrantonio (26) – Centrocampista (ex Avellino): 19 presenze, 1.121 minuti. Nel 3-5-2 è una mezzala/ibrido di corsa.
  • Andrea Tessiore (26) – Centrocampista (ex Cittadella): 16 presenze, 633 minuti, 2 gol. Entra con cross e rifiniture (anche nelle azioni finali).

Santoro è l’equilibratore: se lo lasci giocare comodo, il Guidonia respira. Le mezzali fanno corsa e inserimenti più che regia pura.

Attacco: fisicità + seconda punta

  • Gabriele Bernardotto: 16 presenze, 1.175 minuti, 4 gol (infortunato alle prese con problema muscolare da inizio dicembre). Ha battuto il rigore parato da Gemello all’andata.
  • Alessandro Spavone (21) – Seconda punta (dal Napoli): 18 presenze, 1.032 minuti, 2 gol. È l’attaccante tra le linee.
  • Diego Zuppel: Punta centrale fisica (ex Trapani): 16 presenze, 813’, 1 gol; a Carpi ha segnato (7’) e giocato titolare. Con Bernardotto non al 100%, potrebbe essere il riferimento offensivo.

Formazione tipo

Stellato/Mazzi;
Cristini, Esempio, Vitturini (se Mulè non recupera);
Zappella, Mastrantonio, Santoro, Tessiore/Tascone, Errico;
Spavone, Zuppel
(con Bernardotto opzione se recupera).


Analisi tattica

Quella del Perugia a Guidonia è una gara che chiede maturità: pazienza, disciplina, attenzione ai dettagli. Se il Grifo resta pulito e trova il vantaggio, può costringere il Guidonia a uscire dal suo habitat naturale. Se invece la partita resta ferma e sporca, diventa terreno ideale per loro.

Punti di forza

  • Compattezza: distanze corte, pochi spazi centrali.
  • Gare strette: sa vivere bene partite da episodio, soprattutto in casa.
  • Quinti/esterni determinanti: se prendono metri, il Guidonia sale e schiaccia a ondate.
  • Solidità difensiva: subisce poco e spesso porta l’avversario a forzare giocate.

Punti deboli

  • Produzione offensiva non enorme: pochi gol fatti, molte gare in equilibrio.
  • Se vai avanti: deve scoprirsi un po’ di più e può perdere la sua comfort zone.
  • Dipendenza dalle corsie: se il Perugia blocca i quinti, il Guidonia rischia di diventare prevedibile.

Dove può decidersi la partita

Duello sulle fasce (Zappella/Errico vs esterni del Grifo)

Se il Perugia riesce a tenere bassi i quinti e a vincere le seconde palle laterali, taglia la principale via di risalita del Guidonia.

Il corridoio centrale: attaccare tra le linee senza farsi ingabbiare

Il Guidonia protegge il centro: serve movimento, rotazioni e uomini che ricevano bene tra le linee. Qui conta tanto il trequartista/seconda punta del Perugia e la qualità del primo controllo.

Palle inattive e disciplina emotiva

In partite così, spesso decide un corner, una punizione, un rimpallo. Il Perugia deve essere pulito nella gestione: niente falli stupidi, niente transizioni con campo aperto regalate.


L’andata al Curi

All’andata è stata una partita stretta, tipica del Guidonia: il Perugia non l’ha sbloccata e i rossoblù hanno dimostrato di saper reggere anche su un campo pesante come il Curi. Non è una squadra che si scioglie se non comanda il gioco.


Guidonia - Perugia presentazione

Fonti

Perugia al “giro di boa”: cosa dice davvero l’andata, proiezioni ritorno e cosa serve a gennaio

Il girone d’andata del Perugia racconta una stagione a strappi: 16° posto, 15 punti in 18 gare valide (effetto esclusione Rimini), con 3 vittorie, 6 pareggi, 9 sconfitte, 18 gol fatti e 24 subiti.
In testa il campionato corre forte (Ravenna e Arezzo su ritmi altissimi), mentre in basso la lotta salvezza è una palude di distacchi corti: Perugia è dentro la mischia, ma oggi paga soprattutto un dato su tutti: nessuna vittoria in trasferta.

Analizziamo tutti i numeri del girone d’andata e le prestazioni dei Grifoni per chiarire, e scoprire: come sono andate le cose, quali proiezioni e prospettive, cosa serve. Facciamo anche un confronto numerico con la passata stagione.


I numeri base dell’andata

La fotografia più nitida sta nello split casa/trasferta:

In casa (senza Rimini):

  • 11 punti in 9 gare3 Vinte, 2 Nulle , 4 Perse, Gol Fatti / Gol Subiti 10–8
  • Media punti a gara 1,22

Fuori casa:

  • 4 punti in 9 gare0 Vinte, 4 Nulle, 5 Perse, Gol Fatti / Gol Subiti 8–16
  • Media punti a gara 0,44

Media punti a gara complessivo: 0,83. È una media da salvezza sofferta, se va bene. Non basta se in casa non mantieni un ritmo da playoff diretti. Anno scorso, il Perugia ha vinto solo una volta in trasferta, ma ha mantenuto una media punti di 1,85 in casa. Ha concluso ad un punto dai playoff con una media partita complessiva di 1,24 punti.

La girandola degli allenatori: un’annata tribolata

Tre guide diverse in quattro mesi: qui c’è metà della storia.

AllenatoreGiornateRisultatiMedia puntiModulo prevalente
V. Cangelosi1–50V 3N 2P0,604-3-3
P. Braglia6–100V 0N 5P0,003-5-2
G. Tedesco11–193V 3N 3P1,334-2-3-1

La lettura fredda è semplice: con Tedesco la squadra entra in un ritmo più credibile. Ma il danno d’autunno (0 punti in sette gare) ti porta al giro di boa con il freno a mano tirato.


Cosa è successo da agosto a dicembre

Estate e costruzione rosa

Mercato impostato su parametri zero e prestiti: innesti chiave Megelaitis, Calapai, Tumbarello, e in attacco Manzari (prestito), Ogunseye (prestito), oltre a giovani come Nwanege e Terrnava. Una rosa che, per valore di mercato complessivo, resta “media” per la categoria: 4,6 milioni di Euro indicativo, al settimo posto nella classifica per valore rosa del campionato, vicino a Vis Pesaro e Pineto. Nell’economia del racconto pesa anche l’uscita di Seghetti (+ 300mila) operazione che, sul piano contabile, è l’unica vera leva estiva.

La scossa in panchina (e i contraccolpi)

L’avvio di stagione non decolla e il primo cambio arriva presto, poi la fase più nera: cinque sconfitte consecutive con Braglia. Il terzo atto è Tedesco: stabilizza e rende decente la media punti, ma deve fare i conti con una squadra già mentalmente scossa e con un campionato che non aspetta.

La variabile esterna: esclusione Rimini e penalizzazioni

Evento che impatta sui conteggi: a fine “andata” parliamo di 18 gare valide e non 19. E, come detto, nel caso specifico “aggiusta” i numeri del Curi perché annulla una sconfitta interna. Ma consideriamo un campionato più corto: 36 giornate anziché 38 per calcolare punti e quota salvezza.

Ternana è stata penalizzata di 5 punti, Campobasso di 2.

Risultati e partite simbolo

Dall’andamento generico degli incontri emerge un Perugia che ha concesso spesso il primo episodio (soprattutto fuori) e faticato a trasformare le partite “sporche” in vittorie. Quando si sblocca può anche dominare, ma non con continuità.

Peggior sconfitta 0-3 a Pineto, con le dimissioni di Braglia. Partita con più reti la sconfitta a Ravenna 2-3, partita che nel primo tempo vedeva il Perugia in vantaggio 2-0 e che ha sancito l’esonero di Cangelosi. Miglior vittoria il 4-0 casalingo con il Forlì, ultima di andata.

Moduli e identità: più che numeri, distanze e momenti

Il punto non è scegliere tra difesa a tre o a quattro, ma la conseguenza: il Perugia ha faticato a essere continuo nelle distanze (specie fuori casa), e senza continuità le Serie C si decidono su una cosa: episodi (palle inattive, seconde palle, gestione degli ultimi 15’).

Nel percorso si vede un passaggio da ricerca di idea a necessità di ordine, fino al 4-2-3-1 più frequente nella fase Tedesco.


Statistiche giocatori: chi ha retto la baracca (e chi deve dare di più)

Spina dorsale (minutaggi)

I cardini per continuità e impiego:

  • Gemello 1620’
  • Megelaitis 1397’
  • Montevago 1280’
  • Giunti 1258’
  • Riccardi 1170’
  • Angella 1148’

Produzione offensiva: distribuita, ma senza “killer”

Top gol:

  • Manzari 3, Giunti 2, Montevago 2, poi tanti a 1

Top assist:

  • Bacchin 4, Manzari 3, Matos e Kanouté 2

E qui c’è il punto politico dell’andata: manca un finalizzatore stabile. Nella statistica, il dato è ancora più esplicito: la produzione gol arriva molto da centrocampo/difesa e meno dal reparto che dovrebbe chiuderla solo 3 gol da attaccanti, 2 gol da ali, 11gol da centrocampisti edifensori.

Disciplina e squalifiche: un fattore nascosto

  • Megelaitis 5 ammonizioni
  • Montevago / Giunti / Torrasi / Tozzuolo 4
  • Manzari: espulsione per doppia ammonizione; Nwanege: un rosso

In una corsa salvezza, perdere 1/2 cardini per squalifica significa spesso buttare via 2 partite. AL momento la lista diffidati è folta.

Infermeria: quanto ha inciso

Il quadro degli stop è tutt’altro che neutro:

  • Lewis: fuori da 305 giorni, 36 gare saltatein corso
  • Nwanege: fuori da 42 giorni, 5 gare saltate in corso
  • Riccardi e Matos: 5 gare saltate
  • Dell’Orco e Manzari: 4 gare saltate
  • Angella e Calapai: 2 gare saltate
  • Kanouté: fuori da 19 giorni, 2 gare saltate in corso
  • Bacchin, Broh, Tumbarello, Bartolomei, Torrasi: 1 gara saltata

Confronto con la scorsa stagione

A fine andata 2024/25 (19 gare) vs 2025/26 (18 gare valide)

Nel 2024/25, dopo 19 giornate:

  • 11° posto, 22 punti
  • GF/GS 24/25 (diff -1)

Nel 2025/26, a fine andata (18 gare valide):

  • 16° posto, 15 punti
  • GF/GS 18/24 (diff -6)

Tradotto –7 punti e con un saldo reti più fragile. Il problema storico delle trasferte non è scomparso: si è aggravato. Contando comunque che l’anno scorso l’unica vittoria esterna arrivò nel girone d’andata.

La lezione del 2024/25: la salvezza (e oltre) si costruì soprattutto in casa

Finale 2024/25:

  • 47 punti, GF/GS 43/41
  • Casa 35 punti (10V–5N–4P; 28/15)
  • Fuori 12 punti (1V–9N–9P; 15/26)

Morale: anche l’anno scorso fuori era dura, ma la casa sosteneva. Quest’anno, invece, la casa regge ma non domina, e fuori non si vince mai.


Proiezione salvezza: i numeri-obiettivo (gennaio–maggio)

Con 18+18 gare valide (36 totali), il passo attuale (0,83) ti proietta intorno ai 30 punti: troppo poco per stare sereni.

Se mettiamo la salvezza tranquilla a 40–42:

  • Hai 15 punti: te ne servono 25–27 nelle ultime 18
  • Ritmo richiesto: 1,40–1,50 media punti gara

È un passo da metà classifica nel ritorno. Non impossibile, ma richiede un salto vero fuori casa oppure consolidare i risultati al Curi. Una semplificazione vuol dire fare un pareggio in più ed almeno una vittoria in trasferta, invece in casa due vittorie ed un pareggio in più rispetto l’andata (4 punti in più fuori e 7 punti in più in casa).


Cosa chiedere a gennaio (in modo statistico, non emotivo)

  1. Un attaccante che sposti i finali (non un “nome”) Oggi hai 18 gol totali, e distribuiti, senza un uomo da 6–8 gol nel ritorno rischi di vivere sempre sull’episodio. Una punta che converte mezze occasioni vale punti diretti: il finalizzatore che ti trasformi 5 pareggi/sconfitte di misura in 8–10 punti extra.
  2. Un profilo “anti-trasferta”: gamba, duelli, gestione I numeri fuori (4 nulle, 5 perse, 8 gol fatti e 16 subiti) dicono che la squadra, lontano dal Curi, non riesce a tenere campo e momenti. Serve un giocatore che alzi la soglia di competitività nelle gare “brutte”: recuperi, seconde palle, falli utili, uscite pulite. I 16 gol presi fuori casa dicono che lì devi mettere mano.
  3. Protezioni sulla catena difensiva e gestione infermeria Con infortuni importanti e rotazioni delicate, gennaio deve anche proteggere il finale di stagione. Un innesto difensivo rapido (o un mediano schermatore) riduce il numero di partite in cui prendi gol per inerzia.
  4. Cassa e sostenibilità: non indebolirsi vendendo l’unico asset Il Perugia ha pochi cartellini che fanno davvero cassa: su tutti Giunti (1 Milione valore di mercato), poi valori più bassi (300k Megelaitis e Montevago, 250k Gemello, 200k Giardino). Se vendi l’asset principale in piena lotta salvezza, devi sostituirlo con due titolari pronti: operazione rischiosa. L’alternativa credibile è: taglio ingaggi/uscite mirate + prestiti funzionali per puntellare 2 ruoli chiave.

Gennaio non è il mercato dei sogni: è il mercato dei punti. Il Perugia deve comprare solidità fuori casa e gol ‘sporchi’, tagliando dove pesa troppo rispetto a ciò che rende. Perché la salvezza tranquilla non si fa con i nomi: si fa con 25 punti nel ritorno.


Aspettative realistiche, target prestazioni

Il Perugia al giro di boa non è una squadra spacciata. Ma è una squadra che non può più permettersi mesi in prova. La classifica non aspetta e il campionato davanti viaggia: per una salvezza tranquilla serve un ritorno da 1,45 punti/gara, cioè un Perugia più cinico, più solido fuori e più continuo al Curi. Se non si riesce a ribaltare completamente i risultati in trasferta, arrivando quindi ad una media decente di 0,9 fuori, bisogna giocarsela in casa puntando ad una media interna di 2 punti a partita.
Perché la Serie C, quando sei lì sotto, non la vinci con le prestazioni: la vinci con i punti presi.


Fonti: transfermarkt.it