Domenica pomeriggio il Perugia attende al Curi il Gubbio in un derby regionale che vale molto più dei semplici tre punti. Da un lato i biancorossi cercano conferme e punti salvezza dopo un avvio di stagione travagliato, dall’altro i rossoblù vogliono invertire la rotta di un inverno ancora senza vittorie. L’atmosfera sarà quella delle grandi occasioni: Perugia-Gubbio non è una sfida qualunque ma l’incrocio di due storie calcistiche ultracentenarie dell’Umbria, con una rivalità riscoperta negli ultimi anni. Calcio d’inizio in programma domenica 18 gennaio 2026 alle ore 14:30 allo stadio Renato Curi di Perugia.
Chi è il Gubbio: oltre un secolo di passione rossoblù
L’Associazione Sportiva Gubbio nasce nel 1908, il settore Football fu istituito ufficialmente nel 1913. I colori sociali sono il rosso e blu, presenti nello stemma insieme ai cinque colli simbolo cittadino e a una stella d’argento al merito sportivo ricevuta dal CONI nel 1979. La squadra, soprannominata semplicemente i Lupi o i rossoblù, disputa le gare interne allo Stadio Pietro Barbetti, precedentemente chiamato San Biagio, con capienza di circa 5.000 posti.
Lo stadio è stato intitolato a Pietro Barbetti nel 2006: ex presidente e finanziatore del club eugubino, scomparso nel 1986 mentre partecipava alla Mille Miglia. L’impianto sportivo è stato inaugurato nel 1977 e ha subito un adeguamento nel 2011 per la partecipazione del Club alla Serie B.
Il club è attualmente organizzato come società a responsabilità limitata ed è guidato dal presidente Sauro Notari. L’identità territoriale è fortissima: da quasi tre decenni la squadra milita stabilmente nei campionati professionistici, sostenuta dal tessuto imprenditoriale locale. Colacem e Barbetti, i due principali gruppi industriali di Gubbio nel settore del cemento, da anni si alternano come sponsor principali del club, garantendo solidità economica e un legame profondo con la città.
Dal punto di vista sportivo, il Gubbio ha vissuto il suo apice con due partecipazioni alla Serie B: la prima nel 1947/48 e la seconda nel 2011/12. Proprio la promozione del 2011 – conquistata sotto la guida di Vincenzo Torrente e del direttore tecnico Gigi Simoni – rappresenta uno dei momenti più gloriosi: arrivò dopo 63 anni di assenza dalla B, con il Gubbio campione d’inverno in Prima Divisione e protagonista di una cavalcata trionfale.
In Serie B l’esperienza fu breve (immediata retrocessione), ma rimane il miglior piazzamento storico del club.
Curiosità: nella sua storia il Gubbio si è tolto lo sfizio di affrontare la Nazionale italiana (in un’amichevole nel 1970) e il Brasile campione del mondo di Lazaroni nel 1989.
Oggi il Gubbio è una realtà consolidata della Serie C – Lega Pro. Notari è presidente dal 2015 e ha puntato su una strategia di crescita coinvolgendo nuovi soci e sponsor, come confermato dai recenti aumenti di capitale.
La squadra è alla quarta qualificazione playoff consecutiva in C nelle stagioni dal 2022 in poi, segno di continuità a buoni livelli. La piazza eugubina, appassionata e calorosa, mantiene alte aspettative nonostante per una cittadina di circa 30 mila abitanti è già un ottimo risultato aver toccato due volte la seconda serie nazionale.
Il momento in campionato 2025/26: classifica e rendimento
Attualmente gli eugubini occupano la parte bassa della classifica del Girone B di Serie C, con un bottino di 20 punti in 19partite frutto di 3 vittorie, 11 pareggi e 5 sconfitte.
La squadra evidenzia una preoccupante sterilità offensiva: solamente tre gol segnati negli ultimi due mesi.
L’anno nuovo si è aperto con un pareggio 0-0 in trasferta a San Benedetto del Tronto, risultato che ha prolungato da un lato il digiuno di vittorie ma dall’altro ha mosso leggermente la classifica, portando il Gubbio a 20 punti.
Il dato più evidente è proprio l’elevato numero di pareggi ottenuti dai rossoblù. Tra novembre e inizio gennaio il Gubbio ha pareggiato 6 partite su 8, a reti inviolate o con solo un gol per parte (fa eccezione il 3-3 di Terni, segno di grosso impegno e tenacia nei derby regionali).
Nelle ultime 8, oltre i 6 pareggi, sono arrivate le sconfitte in trasferta con Pineto e Pianese, entrambe con il minimo di reti: 1-0.
Questa difficoltà nel concretizzare si riflette nelle statistiche: l’attacco è uno dei meno prolifici del girone con soltanto 15 reti segnate finora (penultimo).
In compenso, la fase difensiva si è rivelata abbastanza solida: le sconfitte totali sono solo 5 su 19 incontri, segno che il Gubbio difficilmente viene travolto dagli avversari. Reti subite: 17. Nella classifica relativa è tra le terze miglior difese del campionato.
Lontano dal Barbetti, il Gubbio ha raccolto 10 punti con due vittorie e 4 pareggi in 10 gare, una media esterna di 1,0 punti a partita. In casa anche 10 punti con 1 vittoria e 7 pareggi in 9 partite.
Il presidente Notari, al termine del 2025, ha rinnovato pubblicamente la fiducia a mister Di Carlo proprio per superare la crisi: «Il 2025 si chiude in stallo, la squadra gira a 19 punti e dobbiamo tornare noi stessi», ha dichiarato, confermando di voler proseguire col tecnico di Cassino per risalire la china.
Insomma, il Gubbio arriva a Perugia in un momento delicato. Classifica alla mano si tratta di uno scontro diretto nei bassifondi: i rossoblù sono appena sopra il Perugia. Il match del Curi viene dunque vissuto come una possibile svolta per gli eugubini, chiamati a dimostrare di valere più dell’attuale classifica.
Domenico Di Carlo: l’allenatore esperto in cerca di rilancio
Per cercare di alzare l’asticella, la scorsa estate la dirigenza eugubina ha affidato la panchina a Domenico “Mimmo” Di Carlo, tecnico di grandissima esperienza. 59 anni, originario di Cassino, Di Carlo vanta un curriculum importante: oltre 600 panchine tra Serie A, B e C accumulato allenando squadre come Parma, Chievo, Sampdoria, Livorno, Cesena (in A) e Spezia, Novara, Vicenza, Ascoli (in B).
Da giocatore era un combattivo centrocampista: cresciuto nel settore giovanile del Vicenza, ha avuto la soddisfazione di vincere da protagonista una Coppa Italia nel 1997 con i biancorossi di Guidolin e di disputare quattro stagioni in Serie A (esordendo addirittura a 31 anni).
Il profilo di Di Carlo è quello di un allenatore di vecchia scuola ma con la capacità di reinventarsi. Nei suoi moduli predilige l’equilibrio tattico e l’organizzazione difensiva, adattando lo schema alle caratteristiche dei giocatori a disposizione. Di Carlo non ama i fronzoli, preferisce un gioco diretto, capace di saltare le linee di pressione e sfruttare gli spazi alle spalle delle difese.
Niente possesso palla sterile o costruzioni dal basso rischiose: le sue squadre puntano su solidità dietro, centrocampo compatto e transizioni rapide una volta recuperata palla. In carriera ha spesso alternato moduli come il 4-3-3 e il 4-3-2-1, senza disdegnare all’occorrenza il 4-4-2, a seconda della rosa e delle situazioni.
In generale, però, il suo assetto tipo resta basato sulla linea a quattro in retroguardia e un centrocampo robusto a tre. Davanti, alterna l’uso di due trequartisti dietro a una punta centrale (4-3-2-1 “albero di Natale”) oppure degli esterni offensivi larghi (4-3-3). La chiave, comunque, è l’adattabilità: «Più che i dogmi tattici contano le caratteristiche degli uomini», ha dichiarato Di Carlo al suo arrivo, facendo capire che avrebbe modellato il Gubbio in base ai giocatori disponibili.
Sa elogiare il gruppo quando mostra carattere: «Bisogna fare i complimenti alla squadra: sotto dopo 3’, ha dimostrato una maturità e una personalità che non mi aspettavo», ha dichiarato proprio dopo il pareggio dell’andata contro il Perugia. In quell’occasione espresse rammarico per la mancata vittoria ma anche fiducia: «Abbiamo dato tutto e il Gubbio c’è».
Frasi che ben sintetizzano il suo approccio: mai mollare e credere nelle proprie forze. Proprio su questo tasto sta insistendo nelle ultime settimane, cercando di scuotere i suoi dall’apatia della crisi. «Dobbiamo tornare a essere noi stessi», ha ripetuto dopo l’ennesimo pareggio, consapevole che servirà ritrovare fame e coraggio per tirarsi fuori dai bassifondi.
Rosa 2025/26: esperienza, alcuni giovani e pochi gol
A disposizione di mister Di Carlo c’è una rosa di 24 giocatori in prima squadra, dall’età media abbastanza elevata (26,6 anni). Il valore complessivo della rosa è stimato in circa 3,90 milioni di euro. Gli elementi di spicco non mancano, soprattutto in termini di esperienza nelle categorie superiori, ma finora pochi giocatori hanno brillato per continuità.
Difesa: porta divisa in due e veterani leader nel reparto arretrato
In porta il Gubbio ha alternato due estremi difensori: il giovane Nicola Bagnolini (21 anni) e il più esperto lituano Titas Krapikas (27). Bagnolini, arrivato in prestito dal Bologna, ha collezionato fin qui la maggioranza delle presenze (circa 12 gare da titolare) mettendo insieme oltre 1000 minuti giocati e offrendo buone prestazioni tra i pali. Krapikas ha disputato il resto delle partite (7 presenze, ~570 minuti) e rappresenta un’alternativa affidabile: ex nazionale U21 del suo paese, ha esperienza in C e Serie B.
La linea difensiva rossoblù poggia su un mix di giovani in rampa di lancio e veterani di comprovata esperienza. Al centro spicca il rendimento di Alessandro Di Bitonto (classe 2005, 20 anni appena compiuti): 17 presenze da titolare e 1 gol all’attivo finora – ed è il giocatore di movimento con più minuti in rosa. Al suo fianco il leader designato è Andrea Signorini (35 anni), capitano aggiunto e figlio d’arte (suo padre Gianluca fu storico capitano del Genoa): Signorini ha accumulato 16 presenze e segnato 2 reti – una delle quali proprio nel match d’andata contro il Perugia. La sua esperienza (oltre 300 partite tra C e B in carriera) e la capacità di guidare il reparto sono fondamentali per la difesa eugubina.
Sulle fasce il Gubbio può contare su alcuni elementi interessanti. A destra il titolare più impiegato è il giovane Francesco Zallu (22 anni), autentica rivelazione: ha giocato tutti i 18 incontri finora, totalizzando circa 1450 minuti. Terzino di spinta e di temperamento, Zallu garantisce corsa e applicazione in fase difensiva. In posizione di terzino destro si è visto spesso anche Matteo Bruscagin (36 anni), ex Latina e Vicenza con trascorsi in B: ha 15 presenze e ~1080’ giocati, alternandosi tra destra e centro della difesa.
A sinistra, invece, il rendimento è stato condizionato dagli infortuni: il titolare designato, Alberto Tentardini (29 anni, ex Monza), ha giocato solo 8 partite (320 minuti) per problemi fisici. A stagione in corso la società ha tesserato Nicola Murru (31), nome di lusso con oltre 150 presenze in Serie A (tra Cagliari e Sampdoria): Murru ha però fin qui collezionato appena 4 apparizioni (174’) perché arrivato non al top della condizione. Nell’ultimo periodo Di Carlo lo sta inserendo gradualmente: se in forma, Murru potrebbe dare una marcia in più sulla corsia mancina grazie alla sua esperienza di categoria superiore. In assenza di Tentardini e Murru, il jolly Lorenzo Podda (22) è stato spesso adattato come terzino sinistro.
Centrocampo: un faro d’esperienza e qualche giovane di talento
In mezzo al campo il Gubbio schiera un mix di giocatori navigati e under interessanti. Il fulcro del centrocampo è Federico Carraro (33 anni), regista basso di qualità e miglior marcatore stagionale della squadra. Carraro, cresciuto nelle giovanili della Fiorentina, è il classico playmaker dai piedi buoni e sta vivendo una seconda giovinezza a Gubbio: arrivato questa estate dal Trapani, ha giocato tutte le 18 partite di campionato, segnando 4 gol e fornendo solidità in cabina di regia. I suoi gol arrivano su calcio piazzato o tiri dalla distanza.
Accanto a Carraro agisce spesso un mediano di interdizione come Giacomo Rosaia (32), elemento affidabile ed esperto della categoria: ha totalizzato 13 presenze (933’ giocati), contribuendo in entrambe le fasi con dinamismo e senso tattico.
Rosaia ha però saltato alcune gare per acciacchi, aprendo spazi in formazione per il giovane Halid Djankpata (20). Quest’ultimo, italo-beninese scuola Spezia, è stata una piacevole sorpresa: Di Carlo lo ha impiegato spesso da mezzala titolare e Djankpata ha risposto con 16 presenze e anche 1 gol in campionato. Un altro innesto estivo è Saber Hraiech (30), centrocampista centrale di origini tunisine con trascorsi importanti a Imolese, Carpi e Padova: Hraiech ha messo insieme 11 presenze (917 minuti), portando quantità e geometrie ma anche lui è stato frenato da qualche acciacco. Quando è al meglio, forma con Carraro una coppia di veterani molto tecnica.
Attacco: La Mantia e Tommasini guidano un reparto a secco di reti
Il reparto avanzato è quello che finora ha deluso maggiormente, con numeri al di sotto delle attese. Il Gubbio segna col contagocce e i suoi attaccanti faticano a trovare la via del gol. La punta di riferimento è Andrea La Mantia (34 anni), attaccante di grande esperienza in Serie B (ex Empoli, Lecce, Frosinone) arrivato in estate per fare la differenza. Purtroppo la sua stagione sin qui è stata condizionata da problemi fisici e da una forma non ottimale: La Mantia ha collezionato 16 presenze ma quasi tutte parziali, per un totale di soli 773 minuti giocati, in cui ha realizzato 3 gol.
Al suo posto, o in coppia con lui in alcuni frangenti, gioca Christian Tommasini (27), attaccante di movimento proveniente dal Pisa: Tommasini è il più utilizzato nel reparto con 17 presenze (tutte da titolare, 1104’ totali) e anche lui ha segnato 3 reti. Si tratta di una prima punta meno strutturata fisicamente ma molto mobile, che svaria su tutto il fronte d’attacco. Non è un bomber implacabile e ha bisogno di molte occasioni per far gol.
Sugli esterni offensivi, Marco Spina (25), ala destra rapida ex Crotone, ha disputato solo 9 partite (577 minuti), fornendo un paio di assist ma senza reti. Sull’altro versante opera spesso il giovane Amoako Minta (20), una delle scommesse della società: ghanese di proprietà Sassuolo, Minta ha messo insieme 12 presenze (626’) e segnato 1 gol. È un esterno mancino di buona tecnica, utilizzato sia a sinistra che talvolta come seconda punta.
Formazione tipo: flessibilità tra 4-3-2-1 e 4-3-3
Il Gubbio ha variato modulo in diverse occasioni. Di Carlo tende a schierare la squadra con la difesa a 4, soprattutto quando può contare su terzini di ruolo come Zallu e (se disponibile) Murru a sinistra. In mediana il trio Carraro–Rosaia–Hraiech (o Djankpata) è la combinazione più collaudata, garantendo filtro e copertura alla difesa. Davanti, l’assetto può cambiare: spesso il Gubbio parte con un unico centravanti (Tommasini o La Mantia) supportato da due trequartisti alle sue spalle (ad esempio Hraiech in posizione avanzata e uno tra Spina o Minta sull’altro lato, come un 4-3-2-1). In altre gare Di Carlo ha optato per un tridente più classico (4-3-3) con due esterni offensivi larghi (Minta a sinistra e Spina a destra) e una punta centrale.
Va detto che Di Carlo valuta anche la difesa a tre in determinate situazioni: all’andata contro il Perugia schierò un 3-4-2-1 con Fazzi, Signorini e Di Bitonto dietro, a specchio del modulo biancorosso. Questa flessibilità rende il Gubbio meno prevedibile, ma talvolta la squadra dà l’idea di non avere ancora un assetto definitivo.
Al Curi potrebbe presentarsi così: Krapikas in porta. Zallu, Signorini, Di Bitonto e Bruscagin nella difesa a quattro. Rosaia, Carraro e Djankpata (o Costa) a centrocampo. Saber Hraiech tra le linee. Tommasini e La Mantia in attacco.
Punti di forza
– Esperienza e organizzazione difensiva: il Gubbio difficilmente naufraga; la squadra è esperta e sa mantenere la concentrazione. Giocatori come Signorini, Carraro, Bruscagin e La Mantia hanno carisma e conoscono bene la categoria. L’identità di squadra è chiara: baricentro medio-basso, linee strette e grande lavoro di tutti in fase di non possesso.
– Calci piazzati e tiri da fuori: una fetta importante dei (pochi) gol rossoblù nasce da situazioni di palla inattiva o conclusioni dalla distanza. Carraro è uno specialista su punizione e ha già segnato 4 reti, spesso sbloccando match equilibrati. Anche Hraiech e Rosaia hanno buon tiro dalla distanza, e la coppia di centrali Signorini–Di Bitonto si è resa pericolosa più volte sui corner (2 gol per il primo, 1 per il secondo). In partite tese come un derby, queste soluzioni possono rivelarsi decisive.
Precedenti tra Perugia e Gubbio: rivalità antica e derby ritrovato
Quella tra Perugia e Gubbio è una sfida che affonda le radici nella storia del calcio umbro e che negli ultimi anni si è riscoperta come un vero derby sentito. I primi confronti ufficiali risalgono addirittura agli anni ’20 e ’30: la prima sfida assoluta fu nel 1929/30 (terza divisione regionale) con vittoria 2-0 del Perugia a Gubbio. La rivalità si riaccese solo a fine anni ’80 quando entrambe militavano in Serie C2, per poi tornare a vivere match ufficiali con frequenza solo dal 2012 in poi.
In totale si contano circa 23 confronti ufficiali tra biancorossi e rossoblù: il bilancio complessivo pende a favore del Perugia con 10 vittorie, contro le 5 del Gubbio e 7 pareggi.
I marcatori più prolifici degli scontri diretti sono Eusepi e Signorini, con 3 gol a testa.
Dal 2000in poi, il Gubbio a Perugia ha disputato 6 partite, con 4 vittorie del Grifo e due pareggi.
All’andata in questo campionato, le due squadre si sono divise la posta pareggiando 1-1 allo stadio Barbetti. Il Perugia partì forte trovando il gol al 3′ minuto con un colpo di testa di Riccardi sugli sviluppi di un corner, ma il Gubbio reagì con carattere e al 34′ Signorini pareggiò i conti, sempre su calcio d’angolo, incornando alle spalle di Gemello.
Negli ultimi anni, la rivalità si è accentuata: per i tifosi eugubini quella col Perugia è diventata una delle sfide più sentite. Sarà dunque una partita tra due formazioni affamate di punti. Un derby umbro che mette in palio orgoglio e classifica.

Fonti
Transfermarkt, Cronaca Eugubina, Umbria TV, CalcioGrifo, AC Perugia 2005 News, Sky Sport, Wikipedia, Sito Ufficiale AS Gubbio 1910, Gubbiofans.it
