Piero Braglia, il nuovo condottiero del Perugia

Biografia e carriera da calciatore

Nato a Grosseto il 10 gennaio 1955, Piero Braglia ha costruito la sua carriera in mezzo al campo. Centrocampista grintoso, ha collezionato 140 presenze in Serie A con le maglie di Fiorentina e Catanzaro, e 113 in Serie B con Catanzaro, Triestina e Catania, prima di chiudere alla Rondinella in C2. Un percorso solido, fatto di sacrificio e concretezza: qualità che diventeranno poi la base del suo stile da allenatore.

Carriera da allenatore

La sua avventura in panchina comincia a metà anni ’90 e porta subito risultati: con il Montevarchi ottiene la promozione dalla C2 alla C1. Seguono esperienze a Catanzaro (storica promozione in B nel 2004), Pisa (2007, salto in B attraverso i playoff), Juve Stabia (2011, trionfo con promozione in B e vittoria della Coppa Italia di Lega Pro), Cosenza (2018, promozione in B dopo 15 anni e decimo posto in cadetteria l’anno successivo).

Negli ultimi anni, Braglia ha guidato anche Lecce, Alessandria, Avellino e Campobasso, fino all’ultima turbolenta esperienza a Rimini, chiusa con dimissioni per dignità professionale. Ora raccoglie la sfida Perugia, scelto dalla società per la sua esperienza e il suo curriculum da “specialista delle promozioni”.

Stile di gioco e principi

Piero Braglia è un tecnico pragmatico e sanguigno. Le sue squadre hanno un’identità precisa:

  • Compattezza e aggressività: vuole la squadra corta, pronta ad aggredire l’avversario e a ripartire con decisione.
  • Transizioni veloci: il gioco diretto non è un tabù, anzi, diventa un’arma fondamentale.
  • Modulo variabile, spesso 3-5-2: si trasforma in 5-3-2 in fase difensiva, con grande attenzione alle corsie e alle seconde palle.
  • Valorizzazione degli esterni e delle mezzali: le catene laterali e gli inserimenti sono parte integrante della sua idea di calcio.
  • Approccio mentale: chiede gamba, ritmo e soprattutto personalità. Celebre la sua convinzione: «O ce l’hai o non ce l’hai».

Il suo calcio non è estetico a tutti i costi, ma identitario: chi gioca con Braglia deve correre, lottare e crederci fino in fondo.

Momenti di gloria

  • Cosenza 2018: vittoria nei playoff di Serie C con un cammino entusiasmante fino al 3-1 al Siena nella finale di Pescara.
  • Juve Stabia 2010/11: stagione perfetta con promozione in B e conquista della Coppa Italia Lega Pro.
  • Pisa 2007: la cavalcata playoff che riportò i nerazzurri in Serie B.
  • Catanzaro 2004: un trionfo che segnò la rinascita di un club storico.

Esoneri e sconfitte

Braglia ha vissuto anche momenti amari: gli esoneri a Pisa (2015), Alessandria (2017), Cosenza (2020) e Campobasso (2025), oltre alle dimissioni a Rimini, sono testimonianza di una carriera intensa e mai banale. La sua schiettezza, a volte, lo ha messo in rotta di collisione con società e ambiente, ma senza mai snaturare la sua filosofia.

Le frasi tipiche di Braglia

  • «Dicono che non sia adatto alla B, e tanto meno alla A? Me ne frego… io sono quello che sono e non scendo a compromessi con la mia coscienza.»
  • «Nel Cosenza in pochi con grande personalità: o ce l’hai o non ce l’hai
  • «Coraggio, orgoglio, concentrazione e intensità» – le mie parole chiave.

Aneddoti e curiosità

  • È uno dei tecnici italiani con più promozioni dalla Serie C alla B: ben cinque.
  • Alla Juve Stabia, nel 2010/11, centrò una storica doppietta: Coppa Italia Lega Pro + promozione in B.
  • Nel 2018 portò il Cosenza in B attraverso una vera maratona di playoff: 9 gare in poche settimane.
  • È noto per il suo temperamento senza filtri, che più volte gli è costato squalifiche pesanti.
  • Nell’estate 2025, al Rimini, sospese gli allenamenti per protesta contro la società: un gesto che racconta tutta la sua dignità professionale.

Cosa porta Braglia al Perugia

Al Perugia il tecnico toscano è in grado di dare subito un’identità chiara alla squadra. Le priorità:

  • ricompattare il gruppo,
  • ritrovare aggressività e spirito di sacrificio,
  • sfruttare le corsie e i movimenti delle mezzali per rendere la squadra più pericolosa,
  • ridare mentalità vincente a uno spogliatoio che ha bisogno di personalità.

Braglia non promette calcio spettacolo, ma concretezza: il suo marchio di fabbrica. È l’uomo delle risalite impossibili, dei playoff infuocati e delle piazze che vogliono tornare a sognare. Il Perugia ha deciso di affidarsi a lui per ritrovare compattezza e spirito battagliero.

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